Il palazzo ha forma rettangolare con una rientranza nell’angolo est.

L’intera costruzione si sviluppa attorno ad un cortile pressoché quadrangolare, circondato sui lati da un portico.

L’esterno del palazzo si presenta come un blocco volumetrico, con un basamento di grossi blocchi in tufo, che era in parte bagnato dall’acqua.

Per questo motivo venne ricoperto da vari strati di malta idraulica che garantiva l’impermeabilità della struttura. La compatta massa muraria è alleggerita da eleganti e slanciate arcate a sesto lievemente acuto.

L’ingresso al palazzo è situato sul fronte nord-ovest, sul quale si aprono quattro grandi porte.

La prima porticina a sinistra, oggi tompagnata, era l’originale ingresso arabo che si pensa portasse all’hammam o sala termale, posta all’esterno del palazzo, attualmente nascosta da costruzioni moderne.

Dalla seconda porta si accede al cortile interno.

La terza porta costituisce l’ingresso alla cappella del palazzo, la quale, per la sua impostazione planimetrica,  mostra di unire i caratteri della cappella latina e quelli della chiesa greco-bizantina.

La quarta porta d’ingresso immette in una sala rettangolare, adibita all’accoglienza, caratterizzata, sulla parete sud-est, dalla presenza di una nicchia a conchiglia che ricorda quelle del palazzo dello Scibene, di ascendenza persiana. Da questa sala si accedeva alla cosiddetta sala del trono.

foto Alessandro Picciurro, fotografo

La cappella palatina è dedicata fin dal XIII secolo ai santi Filippo e Giacomo.

Strutturalmente è composta di una navata unica (m 8 x m 5), coperta da due volte a crociera, con transetto sormontato da una cupola semisferica.

Un arco trionfale separa il presbiterio dalla navata.

La parte presbiteriale è costituita dall’abside centrale e da due nicchie laterali; ai lati si aprono due bracci coperti da due volte a crociera, ognuno dei quali presenta una nicchia.

Le pareti conservano ancora le tracce di affreschi andati purtroppo perduti.

In fondo si eleva la cupola semisferica, simile a un minareto arabo, che si sovrappone al quadrato del presbiterio mediante quattro raccordi angolari a nicchia che, alternati ad altre quattro piccole finestre ogivali, formano una base ottagonale e facilitano il passaggio dalla base quadrangolare a quella circolare della cupola.

A fianco del tamburo, tra questo e la parte del muro di prospetto, è ricavato un piccolo ambiente che probabilmente accoglieva la campana.

Lo schema generale della cappella richiama alcune chiese siciliane risalenti al periodo della Contea.

Nonostante le caratteristiche generali comuni a queste chiesa , la cappella di Maredolce presenta, nell’esecuzione della cupola, delle caratteristiche eccezionali:  ad esempio il perfetto passaggio dalla base quadrata a quella ottagonale delle nicchie, la quale viene coronata in modo raffinato dalla base circolare della cupola, sormontando elegantemente il presbiterio.