Il parco di Maredolce è una vasta area che giunge, sottoponendovisi, al tracciato dell’A19 (autostrada Palermo-Catania), passando di fianco al costone roccioso del monte Grifone, ai cui piedi si staglia, tutt’ora imponente, la chiesa seicentesca di San Ciro con i famosi archi attraverso i quali scorrevano le acque dell’antica sorgente.

Esso comprendeva il bacino della peschiera ruggeriana con al centro l’isolotto a forma di Sicilia rovesciata, il Palazzo e le antiche terme.

Monte Grifone e la Fawwarah

La sorgente aveva origine dalle pendici di monte Grifone ed era protetta da una costruzione con arcate ogivali, nota come “Archi di S. Ciro”. In epoca islamica, e più precisamente nel 973, la sorgente è descritta come una delle fontane rinomate di Palermo, le quali recano utilità al paese e servono a irrigare i giardini.

Il nome Fawwarah, che significa “polla che sorge con impeto, quasi bollendo”, è un termine usato genericamente per designare una sorgente. In realtà le sorgenti erano due, la Fawwarah piccola e la grande. La Fawwarah grande è stata chiamata Maredolce, come la peschiera che costruì Ruggero II davanti al Palazzo.

L’abbondanza della sorgente era talmente famosa a Palermo che Antonio Veneziano, quando dovrà rappresentare le personificazioni dei fiumi e delle acque di Palermo nella fontana di Piazza Pretoria, rappresenterà anche la sorgente di Maredolce nel personaggio di Ippocrate.

Purtroppo alla fine del XIX secolo la creazione di un acquedotto sito più a monte e la maggiore richiesta di acqua da parte della città causarono il progressivo essiccamento della sorgente. A ricordare l’ubicazione della sorgente sono oggi gli archi di S. Ciro, in parte interrati e in attesa di un adeguato recupero.

Gli archi di San Ciro si trovano alle pendici orientali di monte Grifone. Sono costituiti da tre archi all’interno di una struttura in blocchi di tufo, da cui partono tre ambienti coperti da volte a botte ogivali, che si addentrano nella parete rocciosa della montagna.

 

 

La peschiera di Maredolce

Ruggero II, diventato re di Sicilia, ordinò che nel luogo dove si trovava il palazzo della Fawwarah-Maredolce venisse costruita una grande diga che, riempita dall’abbondante acqua che scaturiva dalla vicina sorgente, sarebbe diventata una peschiera.

Per le sue grandi dimensioni il bacino era navigabile con piccoli natanti che partivano da un apposito imbarcadero.

Il muro di contenimento delle acque di Maredolce è formato da una doppia cortina muraria, costituita da grossi blocchi in tufo ricoperti da diversi strati di intonaco idraulico a cocciopesto.

Sul lato nord-est un arco, costruito anch’esso con blocchi di tufo, faceva defluire l’acqua verso l’esterno per mezzo di un “qanat”.

A partire dal XVI secolo l’acqua cominciò a prosciugarsi formando una zona di acque stagnanti fino a che, dal XVII secolo, diventò area agricola.

Oggi, di quello che fu il lago si vedono chiaramente il bacino e le mura, in alcune parti colorite di rosso.

Si notano anche nei suoi angoli alcuni scalini di pietra, per i quali si scendeva, e alcuni anelli di ferro ai quali si attraccavano le imbarcazioni reali.

Ora, dove prima c’erano le acque, si trovano alberi fruttiferi in prevalenza agrumeti che avvolgono il palazzo in una nostalgica atmosfera.