Si narra  di un antico palazzo costruito a cinque miglia dalle mura della città e immerso in un giardino meraviglioso, prospiciente un lago artificiale il quale prendeva il nome da una sorgente che scaturiva alle falde del Monte Grifone e chiamata in periodo arabo Fawwarah (sorgente d’acqua che ribolle).

Il palazzo si ergeva in un luogo reso particolarmente piacevole da corsi d’acqua e da splendidi giardini con aranci superbi e palme da dattero, che facevano parte del cosiddetto “Parcus Vetus” islamico. Su preesistenti arcaiche vestigia tardo elleniche, l’area, già gradita per la sua posizione ai piedi di una parete rocciosa calcarea, all’arrivo di Giafar al Kalbi II emiro di Sicilia, divenne luogo d’incanto, riproduzione del paradiso islamico in terra.

Nel 1071, i normanni Roberto il Guiscardo e Ruggero il Granconte conquistarono la Sicilia; dirigendosi verso Palermo, s’impadronirono, prima di arrivare in città, del palazzo islamico dell’emiro Gia’far, l’unico risparmiato dalla distruzione.

Successivamente Ruggero II, figlio di Ruggero il Gran conte, affascinato dall’incantevole posto dove erano ubicati i resti del palazzo di Gia’ far, ordinò la costruzione, sulle preesistenti mura arabe, del suo palazzo regio e di un muro di contenimento delle acque della Fawwarah al fine di creare una peschiera ricca di ogni sorta di pesci e solcato per la delizia del Re da imbarcazioni dagli ornamenti d’oro e d’argento. Era un lago artificiale talmente ampio e profondo che fu chiamato Maredolce, al centro del quale emergeva un isolotto a forma di Sicilia, offerto al sovrano dalle maestranze arabe, per celebrare la costituzione del nuovo Regno di Sicilia.

Dopo qualche anno le ambizioni degli Svevi, che volevano un enorme impero dal nord al sud dell’Europa, indussero il sovrano Enrico VI (figlio del Barbarossa) alle nozze con Costanza d’Altavilla (figlia di Ruggero II). Enrico VI soggiornò per qualche tempo nel castello di Maredolce e pretese dalla nobiltà Palermitana che lo venissero a prendere al palazzo perché entrasse in pompa magna e in modo trionfale dentro la città.

Si narra che Costanza d’Altavilla trascorresse parte dei periodi estivi alla Fawwarah per godere della frescura, dell’amenità e delle delizie del luogo, portando con sè il piccolo Federico, che, crescendo tra la cultura nobiliare e quella araba e assimilando il meglio di tante culture, divenne il Grande Imperatore Federico II Stupor Mundi (stupore del mondo).

Il castello rimase sollazzo reale nel periodo normanno e svevo finché, nel 1328, il re Federico III d’Aragona lo cedette ai cavalieri Teutonici della Magione.

Il palazzo diventò allora un ospedale e gli ambienti interni furono adibiti al ricovero degli ammalati.

Contemporaneamente nell’area di Maredolce furono impiantate numerose coltivazioni di canna da zucchero, alle quali le sorgenti del monte Grifone garantivano un abbondante apporto di acqua.

Dopo il 1460 il palazzo fu concesso in enfiteusi alla famiglia dei Bologna, cui appartenne sino alla fine del XVI secolo.

Trasformato in azienda agricola, nel XVII secolo l’edificio diventò proprietà di Francesco Agraz, duca di Castelluccio, al quale si affiancò la famiglia Lo Giudice come comproprietaria.

Mantenendo sempre la funzione di azienda agricola, il duca di Castelluccio fece eseguire dall’architetto Cadorna alcuni lavori di manutenzione per meglio adattarlo a tale scopo.

Il lago di Maredolce, diventato già da qualche tempo una malsana laguna, venne prosciugato del tutto lasciando posto alle coltivazioni di agrumi.

Caduto di nuovo in abbandono, il castello passò successivamente in mano a privati che lo utilizzarono come alloggi, frazionandolo in varie unità abitative.

Finalmente nel 1913 ne venne riconosciuto il valore unitamente alle acque sorgive residue e al parco.

Intorno agli anni ’40 si procedette ad alcuni lavori di restauro e consolidamento della cappella sotto la direzione di Mario Guiotto; il resto del complesso continuò ad essere trascurato.

Pervenuto al Demanio della Regione, questa ne affidò il restauro alla Soprintendenza BB. CC. AA. ma solo nel 1992 iniziò l’esproprio del castello.

Qualche anno più tardi si diede mano ai necessari lavori di restauro e di ripristino di buona parte del castello che sono ancora in corso d’opera.